Il futuro ha un cuore antico

Cari studenti e spettabili professori,
con la rubrica  “Il futuro ha un cuore antico”, motto della nostra scuola, abbiamo voluto creare uno spazio per tutti coloro, siano essi insegnanti o alunni, di qualsiasi indirizzo ed età, che, consci del ruolo fondamentale che il passato gioca nel nostro presente, che altro non può dirsi se non figlio di quest’ultimo, desiderano impegnarsi sinceramente nella stesura di articoli inerenti a tematiche scelte liberamente dall'autore che trattino di aspetti o elementi del passato, di qualsiasi epoca, sentiti come portatori di un messaggio importante e sempre valido, oppure che appaiano semplicemente interessanti, e che possano anche collegarsi con l’attualità.

Questa iniziativa ha lo scopo di permettere a tutti i frequentatori del nostro liceo di condividere con gli altri il proprio interesse verso queste tematiche, in modo del tutto libero, purché i suddetti articoli vengano stesi con serietà e con la necessaria cura.

Chiunque abbia scritto un articolo può inviarlo all’indirizzo e-mail della Redazione la quale accoglierà con favore e soddisfazione i vostri lavori: magazinerinaldini@gmail.com.


Latino lingua universale di Lorenzo Monaco

Che lo studio delle lingue classiche sia ormai inutile, che si tratti di noiosa e barbosa pedanteria sterile ed inattuale, che ad esso il mondo di oggi non possa e non debba dare posto, lo si è sentito spesso dire, da ragazzi ed adulti. Ma ogni volta che si parla di ciò, si scatenano sempre reazioni varie e differenti, segno che questo è un tema ancora vivo caldo e importante; e tale è. Desidererei, dunque, in questo articolo, fare alcune considerazioni in merito, cui mi auguro possa seguire anche una risposta da parte di qualcuno... Continua a leggere


Sotto il velo

C'era anche nei matrimoni greci. Lì il compito di "togliere le nubi", di svelare la sposa, era del marito. Al contrario per i Romani prendere in moglie una ragazza si diceva "mettere le nubi", nubere; il velo da sposa era di un rosso vivace che ricordava il colore del fuoco: in latino veniva chiamato flammeum.
Il velo nero, invece, era anche virile. Con un velo nero si presentò Priamo ad Achille e con il capo velato si faceva ritrarre in qualità di Pontefice Massimo l'imperatore Augusto.
Il velo anche oggi è un oggetto che reca con sé un paradosso, un'ambiguità una contraddizione: è leggero, ma ha pesanti significati, copre ma è trasparente, dovrebbe tenere a bada gli sguardi , ma li attira, dovrebbe frenare il desiderio, ma lo suscita.
Più o meno con queste parole, a Gubbio, nell'ottobre scorso Maria G. Muzzarelli iniziava uno degli interventi più applauditi del Festival del Medioevo 2016. Continua a leggere

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