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Essere umano o non esserlo?

Uomo, homo, hombre, nin, رجل, 男人, nonm, maður, άνθρωπος, minske, mensch, tao, גבר.
Tutte queste parole rimandano allo stesso concetto di “uomo”. Ma quando qualcuno può essere chiamato cosi? Esistono vicende dolorose e tragiche che spingono a chiedercelo.
I gulag delle isole Solovki, i campi di concentramento di Auschwitz, le prigioni di aberrazione di Guantanamo, le torture delle milizie americane in Iraq nel carcere di Abu Ghraib, i bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki. Gli autori di tutto ciò,possono essere definiti così?
La dignità è una condizione di nobiltà morale in cui l’ uomo è posto dalla sua stessa natura. Ma quale è la nostra natura?
“Immaginatevi di vedere gli stranieri derelitti,coi bambini in spalla, e i poveri bagagli […]Vi piacerebbe allora trovare una nazione di indole così barbara che non conceda un posto sulla terra,affili i suoi detestabili coltelli contro le loro gole?”
William Shakespeare nel “Sir Thomas More” invita a riflettere  su chi è veramente degno di entrare in un paese. Jacopone da Todi si augura di subire ogni forma di malattia non ritenendosi degno della grandiosità di Dio. L’ essere “dignus” rimanda alla nostra modernità che ne fa regolarmente uso ma che non si interessa ad esso.
“Homo sum: humani nihil a me alienum puto”. Publio Terenzio Afro affermava di essere un uomo e le vicende umane non possono essere ritenute estranee da lui.
Terenzio fu un commediografo latino attivo dal 160 a.C. e fu anche il primo a introdurre il concetto di “humanitas” con questa frase.
Possiamo definire umano,però,chi tortura fino a uccidere per provare emozioni forti,amplificate da coca e alcool? Se questo è un Uomo ed è anche degno di essere chiamato in questo modo,siamo destinati a estinguerci.
Giannozzo Manetti con il trattato “De dignitate et excellentia hominis” punta a una rivalutazione della dignità del corpo,come base della sensibilità e delle funzioni di cui l’ uomo è contrassegnato rispetto alle altre creature. Inutile,d’altra parte,è il rivalutare il proprio corpo se siamo morti nell’anima e nella mente.                                          


“Homo rerum mensura omnium est”. Protagora è stato un retore e un filosofo greco antico;egli era certo che di tutte le cose l’ uomo è misura.
Noi,quindi,possiamo scegliere se essere degni o indegni ma a volte siamo troppo presuntuosi per renderci conto di essere creature disumane.
Michel de Montaigne nel “Saggi” sostiene che l’ uomo è la più calamitosa e fragile tra tutte le creature ma al tempo stesso la più orgogliosa. Dobbiamo astenerci dalla superbia se vogliamo sopravvivere.  L’ indegnità  non è da ricercare solo in situazioni macabre ma anche in chi ne rimane indifferente e non ne parla.
“Hora ruit sine mora”. Se il tempo scorre senza sosta, la Storia insegna e si ripete. L’Inquisizione torturava per scoprire chi fosse eretico mentre,anche adesso,si sta torturando per divertimento.
Noi siamo misura di tutte le cose e fino ad ora abbiamo visto prevalere il male sul bene;non possiamo scegliere di essere uomini degni di questo nome piuttosto che indegni?

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