martedì 21 febbraio 2017

ASL a pieno regime

Uscite, incontri, corsi, laboratori e primi stage. Dall'Archivio di Stato alla Pinacoteca, dalla Psicomotricità alla Pet Therapy la fase operativa dell'Alternanza Scuola-Lavoro è partita per tutti i Licei.
Le foto riprendono i nostri studenti delle Scienze Umane delle classi 3F 3G 3H 4F 4G 4H, accompagnati dai docenti Acerbi, Alessandrelli, Manuali, Sampaolesi, mentre sono impegnati in una attività inerente l’Alternanza Scuola-Lavoro il giorno 14 Febbraio presso il Pet Village di Marzocca. Gli studenti hanno avvicinato gli animali presenti nella struttura quali cavalli pony, asini, cani che vengono utilizzati con ragazzi ed adulti diversamente abili.
La Pet Therapy viene praticata presso l’Ospedale Salesi di Ancona ed in incontri individualizzati affinché si possa creare un rapporto affettivo e di intesa tra l’animale e la persona.
Gli studenti hanno provato ad accudire gli animali e ad avvicinarli per provare le tecniche di addestramento, inoltre sono state date loro molte indicazioni utili proprio per divenire un eventuale padrone-responsabile dell’animale che non deve essere solo amato ma anche conosciuto e rispettato.


lunedì 20 febbraio 2017

Laboratori di Archeologia

Gli studenti della 1AT,1BM,1CM sono stati impegnati il 21 febbraio e il 22 febbraio nel progetto Orientamento all’Archeologia. L’attività, condotta da archeologi, ha guidato gli studenti nella conoscenza della storia di questa disciplina e delle tecniche di scavo archeologico; in seguito i ragazzi sono stati impegnati nei laboratori di simulazione di scavo archeologico, rilievo ed esposizione della procedura di lavoro.
Il primo a parlare di archeologia è Erodoto, ma il primo che usa questa scienza per capire la storia è Tucidide (460 a.C. - 404 a.C.) che deduce che gli antichi abitanti della Caria erano in precedenza stanziati nelle isole dell'Egeo, poiché a Delo erano state ritrovate tombe e corredi funebri simili a quelle presenti nella già citata regione dell'Asia Centrale.
Con l'Umanesimo ritorna un più vivo interesse per l'antico: nel 1446 Flavio Biondo scrive “De Roma instaurata”, una guida turistica per i visitatori dei Fori Imperiali di Roma. Ma il vero padre dell'archeologia moderna è l'anconetano Ciriaco de' Pizzecolli (1391 - 1454), un ricco mercante che nei suoi viaggi descrisse gli imponenti resti che incontrava nei porti del Mediterraneo attraverso disegni molto fedeli e precisi che lui stesso tracciava. Infatti fu il primo a descrivere dopo secoli il Partenone di Atene e le piramidi di Giza.






La riscoperta dell'arte e dell'architettura antica avrà il suo apice con il ritrovamento del Laocoonte nel 1506. È attualmente conservato nei Musei Vaticani, fondati appositamente con l'arrivo del gruppo statuario su volere del pontefice Giulio II, appassionato classicista. Il ritrovamento di statue e reperti appartenenti all'età classica condizionerà molto l'arte rinascimentale.
In Germania, dove vi è carenza di reperti di età classica, gli archeologi si sono specializzati nella ricerca dei reperti preistorici. Uno dei pionieri dell'archeologia preistorica è il gesuita Nicolas Mahudel (1673 - 1747), che inizia a studiare manufatti antichi come le selci o più recenti come le tombe dell'età del ferro.
Nel 1748 Carlo III di Borbone, re di Spagna, Napoli e Sicilia, dà ordine di iniziare gli scavi che di-sotterreranno le rovine di Pompei, le cui abitazione, sepolte dall'eruzione del 79 d.C., sono state ben preservate dalle ceneri, riconsegnandoci affreschi di età romana, difficilmente ritrovabili in altri sca-vi, ma che sono stati conservati dalla coltre che ha distrutto la città. Nello stesso periodo viene pubblicato il primo manuale di storia dell'arte di Johann Winckelmann (1717 - 1768).
Altri celebri archeologi successivi sono Rigel, che si interesserà dell'età tardo romana, Champollion, il primo degli egittologi, Pigorini, il maggior esperto italiano di preistoria. Un altro importante personaggio è l'imprenditore Heinrich Schliemann, che riscoprì la città di Troia nel 1871, cantata da Omero nell'Iliade, presso il colle di Hissarlik, in Turchia. Userà uno scavo “a trincea”, scoprendo che la città omerica è stata preceduta da sei insediamento più antichi (costruiti tutti tra il 2900 e il 1300 a.C.) e tre successive (un emporio greco, una città di età ellenistica e una sede vescovile bizantina), mostrandoci così la forte stratificazione che caratterizza l'archeologia e la storia stessa, con il suo susseguirsi di dominatori, distruzioni, culture e scambi.

L'archeologia si suddivide in vari settori:
 preistorica (dalle origini dell'uomo fino al quarto millennio a.C.);
 classica (civiltà dell'epoca classica, greca e romana);
 medievale (dal 476 d.C. fino al 1492);


 orientale (civiltà del vicino oriente, la cui branca principale è l'egittologia).

Vittorio Burchiani













mercoledì 15 febbraio 2017

High School Game e Olimpiadi della Lingua Italiana: scelti i campioni.

"Il primo articolo della Costituzione Italiana?" "L'Italia è una Repubblica anarchica fondata sul lavoro" 
Che cos'è, in Inghilterra, una Public School? "Una scuola pubblica*"


Sbagliata la prima, sbagliata la seconda. Mi spiace. In certi casi è conveniente non rispondere, ma è difficile mantenere la lucidità ed evitare i trabocchetti quando si è sotto l'influsso dell'agonismo. Chiedetelo agli alunni del quarto anno, che si sono affrontati nella fase di Istituto dell'High School Game, un quiz che ha messo alla prova lo spirito di classe, la tenuta nervosa, i riflessi e la cultura delle Quarte dei nostri Licei.
Un po' Invalsi e un po' spettacolo, 30 domande di cui 5 riguardanti la sicurezza stradale, 5 l'educazione ambientale e 20 domande riguardanti le principali materie scolastiche (Letteratura, Grammatica, Matematica, Storia, Inglese, Diritto) e domande di cultura generale, di attualità, storia del territorio, curiosità; alcune facili, altre difficili, altre vere e proprie trappole.
Alla fine di una gara molto tirata, in cima a una classifica più corta del solito si è piazzata la 4Cm, una manciata di punti davanti alla 4Bt. A seguire 4M, 4A, 4P,4F,4Q, 4H,4G.
Le prime tre in grassetto, vale a dire le due classi più "musicali" dell'Istituto e la classe 2.0 rappresenteranno il Rinaldini alle massime fasi del concorso (marzo-aprile finali di Area e, speriamo, 14 e 15 maggio, finale nazionale)

Più istituzionale, ma non meno appassionante la sfida individuale di Lingua Italiana che ha coinvolto gli studenti del Primo Biennio. Francesco Galasso della 2Bm e Davide Bevilacqua dell 1At hanno vinto la selezione d'Istituto e possono accedere alla fase regionale delle Olimpiadi della Lingua Italiana categoria Junior.
Quest'anno non partecipavano le classi del Triennio, perché le fasi finali della manifestazione coincidono con la settimana delle visite d'istruzione.

*una Public School è una scuola privata, nella quale tutti possono ricevere un'adeguata istruzione, a patto di pagare la dovuta retta. Nasce in opposizione alla pratica dei precettori privati ed esiste con questo nome fin dai tempi degli Antichi Romani. Per la scuola pubblica come la intendiamo noi in Italia dobbiamo aspettare l'epoca napoleonica. In Inghilterra si chiama State School.

venerdì 10 febbraio 2017

La strage degli Armeni. Un genocidio che non può essere negato

Il dibattito sulla questione è ancora aperto. Sono numerose e contrastanti le opinioni riguardo a se considerare la strage degli Armeni come un vero e proprio ‘genocidio’. Coloro Chi sostiene che il termine ‘genocidio’ sia appropriato per definire questo risvolto drammatico della prima guerra mondiale, mette in evidenza l’eccessiva durata delle deportazioni e la cattiveria con la quale i maltrattamenti sono stati commessi.
Alla base vi era una annosa situazione di conflitto manifestatasi, in particolare, negli anni 1894-1896, quando gli armeni subirono una violenta repressione da parte dell’impero Ottomano. La loro situazione, già piuttosto precaria, si aggravò con l’avvento al potere dei giovani Turchi.
Andando a studiare le cause di questo genocidio, si devono tenere in considerazione due diverse ipotesi. La prima tende a riconoscere come causa profonda di questa rivalità la paura di un appoggio armeno alle truppe russe, temute avversarie dei Turchi durante la Grande Guerra da poco iniziata. La seconda teoria spiega questo odio sulle spinte nazionaliste che agli inizi del 900 caratterizzarono la minoranza armena.



Con l’inizio della prima guerra mondiale l’instabilità economica, politica e sociale dell’impero Ottomano andò aumentando, ma la crisi dell’impero fu accompagnata da una fase di notevole sviluppo della minoranza armena, tanto che essa iniziò a premere sul sultano per la concessione dell’autonomia. Inoltre l’obbiettivo dei giovani Turchi era quello di andare a creare uno stato etnicamente omogeneo che non lasciava spazio a nessun tipo di minoranza etnica. 

In un contesto culturale così caotico gli Armeni agli inizi dei combattimenti della grande guerra preferirono disertare e riformarsi in truppe a favore dei russi. Le truppe armene cosi riorganizzate conquistarono la cittadina di Van con l’intento di cederla ai russi. Ciò fu possibile solo grazie all’appoggio e al sostegno dei francesi che li incoraggiarono alla ‘rivolta’. Dopo questi eventi, i Turchi che credevano fermamente nel loro obbiettivo, iniziarono le uccisioni tra la popolazione civile armena nella notte tra il 23 e il 24 aprile del 1915. I primi arresti effettuati interessarono le classi sociali più facoltose di Costantinopoli. L’operazione continuò nei giorni successivi. In un mese più di mille intellettuali armeni, tra cui giornalisti, scrittori, poeti e parlamentari furono deportati verso il deserto della Siria, massacrati lungo la strada e fatti morire di fame. Le deportazioni sistematiche di massa definite come marce alla morte, si prolungarono per l’intero 1915 e per l’anno successivo; furono possibili solo grazie all’appoggio dell’esercito tedesco, primo alleato del Sultano nella Grande Guerra. Alle deportazioni esse seguirono le confische di beni, decreto mai ratificato dal parlamento. La terza fase fu costituita da violenze indiscriminate della popolazione civile che si conclusero con l’ennesima marcia verso il deserto, durante la quale gli Armeni furono depredati di tutti i loro averi. Quasi tutti persero la vita, i pochi superstiti furono bruciati vivi o lasciati annegare nei fiumi.

Sono tuttavia numerosi colori che non definiscono l’evento come un ‘genocidio’. Questi, così come gli stessi Turchi, sostengono che l’idea di fondo dell’impero ottomano non era quello di attuare uno sterminio, ma più semplicemente di impedire una coalizione tra Russi e Armeni, per difendere i propri confini. Questa seconda teoria poco convincente va messa in relazione al numero dei morti. Il numero totale degli Armeni morti negli anni del 1915 1916 e durante le stragi del 1890 è ancora da calcolare con attendibilità, a causa di fonti imprecise: i Turchi sostengono che il numero delle morti non superi le duecentomila persone, contrariamente agli Armeni che stimano 2,5 milioni di morti. Per comodità si sostiene che la cifra più diffusa sia un bilancio di 1,5 milioni. Nonostante l’imprecisione, quindi, è inevitabile non considerarlo un ‘genocidio’.

Come si legge in un articolo dell’Internazionale, scritto in ricorrenza del centenario dell’accaduto, però, i paesi che riconoscono ufficialmente il genocidio armeno, oggi, sono solo 22. Tra questi c’è l’Italia. Molti altri paesi, tra cui gli Stati Uniti e Israele, continuano a non usare il termine genocidio per timore di una crisi nei rapporti con la Turchia. Persino Barack Obama si era espresso in favore del riconoscimento prima di diventare presidente degli Stati Uniti, ma quando è stato eletto, pur promuovendo la pacificazione tra Turchia e Armenia, ha evitato di usare il termine.

                                                                                                          Elisa Pacini


lunedì 6 febbraio 2017

Muri sì, muri no. Palestra di botta e risposta venerdì con Adelino Cattani


Il prossimo appuntamento è previsto per  venerdi 17 febbraio. Le classi terze e le classi quarte si confronteranno/sfideranno in un dibattito sul tema più che mai attuale dell'erezione dei muri in Occidente.
Continua la serie di incontri e conferenze pomeridiani al Liceo. Una settimana dopo Corrado Bologna, l'Aula Magna ha accolto  Adelino Cattani. Il prof. Cattani ha qualcosa meno di 70 anni insegna Teoria dell'argomentazione all'Università di Padova (la stessa dove, 350 anni fa esatti andò a insegnare Carlo Rinaldini) e ha svolto attività di ricerca in tanti atenei sparsi per il mondo. E' uno di quegli accademici che, pur avendo un curriculum di grande prestigio, scende volentieri sulla terra: negli ultimi anni si è speso per diffondere la Cultura e la Promozione del Dibattito; ha ideato e conduce una “Palestra di botta e risposta” che da dodici anni organizza tornei annuali di disputa scolastica. (http://www.educazione.unipd.it/bottaerisposta). Nel primo incontro sono state spiegati i caratteri fondamentali di un buon dibattito, le tecniche per costruire buone argomentazioni e ottime risposte; quattro ore di palestra linguistica, insomma, il cui scopo potremo sintetizzarlo così: Sopravvivere in un mondo in cui gli argomenti che ci vengono proposti sono quasi sempre ingannevoli. 
Il corso, articolato in due incontri per un totale di otto ore, non serve per imparare a scrivere i saggi brevi, ma per un motivo che alla lunga è assai più utile: aiutarci a non lasciarci ingannare.
Perché, come fa capire il manifesto di Pubblicità Progresso riportato a lato, se tutti fossimo bravi a parlare allo stesso modo, allora vincerebbe sempre l'idea migliore. Purtroppo,  finché tutti i bravi non saranno buoni o tutti i buoni non saranno bravi, varrà ancora la pena insegnare la retorica,