venerdì 23 dicembre 2016

Buone Feste e Buone Vacanze

Con il tradizionale concerto di Natale si è conclusa la prima parte dell'anno scolastico. Ci rivediamo nel 2017. Ti sei perso il Concerto di Natale 2016 o vuoi rivederti? Guarda i video sul Rinaldini News
Se ne hai altri spediscili alla redazione magazinerinaldini@gmail.com


mercoledì 21 dicembre 2016

Ma veramente? ll Rinaldini ha una biblioteca?


Prima attività della biblioteca:
 Il concorso di scrittura di venerdì scorso
C'è un corridoio a sinistra, appena entriamo nell'ala del Liceo delle Scienze Umane che si collega con l’ala del liceo classico e musicale. In mezzo si trovano scaffali chiusi a chiave pieni di libri e una porta. Aprendola si scopre che il nostro Rinaldini ha una biblioteca. Sarebbe bello se, sopra lo stipite della sua porta, ci fosse scritto: "Qui è dove si viene per leggere: abbassa la voce e alza il volume della tua mente"

Ma sopra quelle quattro ante blindate non c’è scritto niente. Molti studenti non sanno nemmeno che esiste. Vedono solamente i libri ammassati nei corridoi mentre passano. La biblioteca è il luogo adibito alla custodia e alla consultazione dei libri, del sapere. Una biblioteca è conoscenza, è crescita. E' un sevizio sostenibile ed economico. E' un luogo di incontro, di condivisione, di creatività, di partecipazione. 

Il Rinaldini comprende quattro licei: il classico, il musicale, le scienze umane e l’economico-sociale. Un liceo alla quarta potenza. Avere un luogo nella nostra grandiosa scuola  dove si possa prendere liberamente in prestito libri altrettanto grandiosi è un motivo di vanto.

"Per fortuna, sappiamo che la biblioteca riaprirà almeno una volta a settimana, a partire dal prossimo venerdì"[N.d.C.]. Vedremo davvero affisso un orario? O l'aggettivo "prossimo" è da intendersi nell'accezione di "settimana successiva a questa". Non ci meraviglieremmo di certo. E' come minimo dal trasferimento in via Canale del Liceo delle Scienze umane che noi, che ci facciamo portavoce della cultura, sviliamo e addirittura umiliamo questo spazio. Noi che sbandieriamo i valori classici e tradizionali non mostriamo come, in questa era digitale, si possa leggere un libro. Se preferite, di-mostriamo come, in questa era digitale, non si possa leggere un libro.

La biblioteca non è un santuario per il culto dei libri. Non è un tempio, col quale dobbiamo avere un rapporto sacrale, dove l’incenso letterario debba essere bruciato o la propria devozione al libro rilegato debba esprimersi in un rituale.
Una biblioteca, per modificare la famosa metafora di Socrate, dovrebbe essere la sala parto delle idee, un posto dove la Storia viene alla luce.
Rivalutando quella stanza potremmo mostrare come ci si liberi dalla prigionia dell’ignoranza. Se ciò non accadrà ci priveremo di un dono che non si acquisisce solamente sui banchi di scuola ma sfogliando libri: la cultura. Sfruttiamo questo spazio.
Apriamoci a iniziative, progetti in modo che ogni singolo rinaldiniano non possa più dire: ”ma veramente il Rinaldini ha una biblioteca?”



                                      

venerdì 16 dicembre 2016

Tra Antico e Contemporaneità - Il racconto delle classi IV e V della Pinacoteca di Ancona

Queste sono le impressioni raccolte dalla Prof.ssa Sandroni degli alunni delle classi IV e V del Liceo Classico
che, per l'alternanza scuola lavoro, hanno lavorato con il FAI in Pinacoteca

Si confrontano, si chiamano, si inseguono: antico e contemporaneità diventano linea continua. nella nuova Pinacoteca di Ancona. Il rinascimentale palazzo Bosdari si appoggia su mura medioevali, scopre i resti di palazzo Bonomini e si unisce magicamente alle strutture trasparenti della nuova ala. Dialogano fra loro le Maternità di Podesti e Trubbiani, il prezioso quadretto di Crivelli con il libretto della Lai, le cui pagine, segnate dai fili, evocano destini possibili.

Lo spettacolo della nuova scala interna della Pinacoteca Civica F. Podesti di Ancona 

All'ingresso, la tessitura ordinata di un muro medioevale porta i graffi della storia: non è sbarramento, ma invito alla scoperta. Lo spazio si fa di vetro, costruito dalla luce, percorso da un ascensore trasparente con i tiranti a vista.
Piani di nudo cemento si intersecano alla scalinata opalescente: sono scoglio e acqua marina? Non ci sono ostacoli: tutto è fluido.

E' bello ciò che è funzionale!

I magazzini di palazzo Bosdari, spogli, accolgono mostre temporanee e la cisterna, trasformata in aula, offre scorci suggestivi: si sta al posto dell'acqua, si assapora l'invenzione di Mantegna, nell'oculo della Camera Picta, di un cielo visto da dentro.

Vibra sul pozzo il delicato, verde capelvenere, opera meravigliosa di Natura. La luce diffusa diventa oscurità nel salone del piano nobile. Emergono, nella luce artificiale, la magia della laguna al tramonto nella "Apparizione della Vergine" di Tiziano, i bagliori della pala di Lotto, la pelliccia morbida dell'accigliato dottor Arzilli di Sebastiano del Piombo.
Suscita meraviglia la visionaria veduta di Ancona di Lilli e il percorso prosegue cronologico nella sala del Seicento.

L'occhio assaggia le increspature del mare sotto la falce di luna dell'Immacolata di Guercino. All'improvviso ci si trova nell'assedio del Barbarossa di Ancona, di Podesti: si è cittadini là dentro! Una grande tela in uno spazio piccolo: non si lascia guardare ma bisogna viverla... e sculture di Trubbiani, là dietro, rispondono armate.


COL CONCORSO SI CORRE IN BIBLIOTECA

Proprio adesso, nei locali della biblioteca d'Istituto, si terrà una tappa del concorso "Storie da musei, archivi e biblioteche: V edizione speciale di "Storie da biblioteca". Si tratta, dunque, di un concorso itinerante, che coinvolgerà numerose strutture- principalmente scolastiche, archivistiche o bibliotecarie- della nostra Regione. Tale concorso prevede l'elaborazione, strettamente in loco, di brevi racconti o di alcuni scatti fotografici, che verranno poi valutati da una giuria, il cui verdetto sarà essenziale per, eventualmente, superare le varie fasi in cui si articola il concorso: quella scolastica, quella provinciale e quella regionale. Il tempo a disposizione per la creazione del proprio elaborato sarà di quattro ore e, come già detto, questo verrà prodotto nella nostra biblioteca di Istituto, che proprio in occasione di questo evento vedrà la sua riapertura.
 Si tratta dunque di un momento importante per la nostra scuola, che così potrà accedere nuovamente a questa struttura, così ricca di letture interessanti quanto ingiustamente sconosciuta. Speriamo, dunque, che questo concorso possa aprire una nuova stagione, sempre più viva e partecipata, per la nostra biblioteca, la cui valorizzazione non potrà non valorizzare, a sua volta, l'intera scuola.

venerdì 2 dicembre 2016

LATINO LINGUA UNIVERSALE

Che lo studio delle lingue classiche sia ormai inutile, che si tratti di noiosa e barbosa pedanteria sterile ed inattuale, che ad esso il mondo di oggi non possa e non debba dare posto, lo si è sentito spesso dire, da ragazzi ed adulti. Ma ogni volta che si parla di ciò, si scatenano sempre reazioni varie e differenti, segno che questo tema è ancora sentito come vivo, caldo ed importante; e tale è. Desidererei, dunque, con questo articolo, fare alcune considerazioni in merito, cui mi auguro possa seguire anche una risposta da parte di qualcuno. Prenderò, dunque, in considerazione il Latino, vuoi perché più vicino a noi come Italiani, vuoi perché centrale per noi come Occidentali. 

Anzitutto, il latino ha smesso di venire utilizzato soltanto da cinquantun anni; fino al Concilio Vaticano II, chiusosi, appunto, nel 1965, il latino, come è risaputo, era stato la lingua in cui veniva celebrata la S.Messa. Questa sua funzione gli dava valore universale, valore che, dalla nascita dell'Impero Romano in poi, ma sopratutto nel Medioevo, fu la ragione della sua importanza capitale per l'Europa e per l'Occidente in generale. La Chiesa, volgarizzando la Messa e, dunque, eliminando il latino dal proprio cuore pulsante, cioè dalla celebrazione liturgica, ha compiuto un atto estremamente significativo e decisamente carico di conseguenze. Facendo questa scelta, la Chiesa, e con lei il latino, ha perso, in un certo senso, quell'autorità universale e sovranazionale che aveva sempre posseduto e che era, ed è ancora, nonostante tutto, una delle sue caratteristiche principali ed imprescindibili.

Ma da dove deriva tutta questa importanza del latino per noi, per la nostra storia e dunque, necessariamente, per il nostro presente? L'aver parlato della Chiesa non è stata una divagazione, ma una scelta precisa e ben determinata. L'origine, difatti, della centralità del latino per noi sta proprio in un'epoca che ebbe la Chiesa di Roma a suo fondamento, e che senza di essa sarebbe completamente impensabile: il Medioevo. Questo, chiaramente, ha radici profondissime anche nel mondo classico, sopratutto in quello romano, che non a caso vide fondare, nella sua capitale, la Chiesa Cattolica, assolutamente determinante per tutta la storia successiva. Nel Medioevo erano due i poteri centrali, cui il mondo avrebbe dovuto fare riferimento: l'Impero e la Chiesa. Le loro autorità, altissime e somme, riguardavano i due aspetti principali dell'esistenza umana: quello terreno e quello spirituale. La Chiesa si curava della salvezza delle anime, suo compito primo e supremo, e l'Impero garantiva la pace dell'ordine, condizione necessaria a favorire l'operato della prima. Ma questi due poteri, che pur tante volte e con tanta foga si combatterono tra loro, erano accomunati da una stessa lingua: il latino. Ora, appare chiaro che questi due poteri sono poteri assolutamente sovranazionali e, sopratutto, universali. La loro autorità, difatti, riguardava l'uomo preso in sé, indipendentemente dalla sua origine o provenienza, andandone a toccare i fini ultimi. Questo dell'universalità non era un concetto nato nel Medioevo, perché aveva un illustrissimo precedente: l'Impero Romano. Fu con esso che si ebbe la prima, grande e duratura esperienza universalistica in Europa; basti pensare alla profezia contenuta nel libro sesto dell'Eneide, nella quale Anchise presenta, nei Campi Elisi, ad Enea il futuro ed il compito civilizzatore di Roma. Fu sotto Roma che, per la prima volta, larga parte d'Europa- e non solo- si unì sotto un'unica identità, fu sotto Roma che strade, ponti, canali e vie unirono territori prima d'allora sconnessi e sconosciuti l'un l'altro, fu con Roma che si creò il primo, grande sistema di diritto, che ancora oggi, come le sue opere pubbliche, appare mirabile per precisione ed efficacia. Fu con Roma, insomma, che l'Occidente formò un sistema di valori comune, che oltrepassasse la singola dimensione territoriale per farsi condiviso da tutte le genti, e dunque fu con Roma, in Roma e da Roma che nacque il Medioevo. Chiaramente, gli elementi fondanti di questo periodo non erano soltanto romani, ma dalla latinità questo trasse soprattutto il sentirsi universale, nel proprio cristianesimo, che, con Teodosio, era poi divenuta religione ufficiale dell'Impero. Ma, in realtà, per il medievale la frattura tra il proprio tempo e quello dell'Impero non esisteva affatto; l'uomo medievale si sente un romano a tutti gli effetti, si sente membro dell'Impero eterno e benedetto da Dio, difensore del Suo Santo Nome e del Suo Vangelo, Impero che, pur dopo tanto male inflitto ai cristiani martiri, si convertì e passò dalla loro parte. Si pensi ai continui richiami alla romanità presenti nella Divina Commedia, da Virgilio come guida nell'Inferno ed in parte del Purgatorio alla celebrazione di Giustiniano e di Roma in Paradiso; Dante, da vero medievale, si sente parte dell'Impero, che mai ha cessato di esistere. E questo attaccamento, questa vicinanza, questa quasi identità si basano in larga parte proprio sul latino, la lingua dell'Occidente per almeno un millennio e sette secoli, da Augusto al Settecento o, se vogliamo, da Augusto al Concilio Vaticano II, coprendone così ancora di più.

È chiaro che si smise di parlarlo comunemente all'incirca a partire dalla caduta dell'Impero d'Occidente, ma è da esso che nacquero le lingue romanze; è probabile che in pochi la capissero, ma lo è altrettanto che in molti la sentissero vicina, se non altro perché lingua della Chiesa, dunque della Messa, e perché lingua dell'Impero, la cui autorità, sebbene spesso concretamente debole e, sopratutto in Italia, contrastata, cosa che lo porterà a ridursi di fatto alla sola area tedesca, era comunque moralmente forte nell'immaginario del tempo. Conoscere il latino, dunque, è conoscere l'identità stessa dell'Occidente, che proprio col cristianesimo medievale sviluppò molte tra le sue caratteristiche peculiari, il suo spirito, la sua tradizione; conoscere il latino significa possedere la chiave d'accesso ad un'innumerevole quantità di documenti e scritti sui quali la nostra civiltà si è basata e continua a basarsi, perché il latino non si è ovviamente esaurito col Medioevo, come è già stato detto, ma continuò ad essere la lingua dell'Occidente, la lingua con la quale si conobbero, tradotte, le più alte vette del pensiero filosofico greco, quali Platone, Aristotele e Plotino, che ebbero anche loro un peso a dir poco sconfinato sul futuro della nostra civiltà; la lingua che, con la passione e la foga filologica dell'Umanesimo, ritornò agli splendidi trionfi stilistici ciceroniani, e con la quale umanisti da tutta Europa comunicavano tra loro senza problemi, dando inizio all'età moderna- cosa certamente non priva di ripercussioni anche negative sulla nostra civiltà, ma certamente anche passaggio e momento storico assolutamente determinante, nel bene e nel male, per essa; la lingua che rimase la lingua della scienza, nella quale anche Galileo e Newton scrissero, la lingua dell'ufficialità e della diplomazia, ma soprattutto la lingua della Chiesa Cattolica, che tenne unita l'Europa per più di mille anni, la lingua della sua liturgia, della sua teologia, della sua dottrina e dunque, data la compenetrazione oggi quasi inimmaginabile che si aveva nel Medioevo tra uomo e dimensione religiosa, dell'anima dei suoi fedeli, nostri padri e fratelli. Conoscere il latino significa, ovviamente, anche conoscere il patrimonio filosofico, letterario e storico non solo cristiano, ma anche - e forse soprattutto - classico, assolutamente basilare per l'esistenza stessa del cristianesimo e dell'Occidente come l'abbiamo conosciuto; conoscere il latino è, dunque, conoscere una lingua veramente universale, che ha oltrepassato e valico confini di spazio e di tempo, che ha creato un Impero padre del nostro presente e della nostra storia, che ha congiunto mirabilmente razionalità e profondità greca, saggezza e morigeratezza latina e spirito e fervore cristiano in un momento irripetibile che è stata la civiltà greco-cristiana. Che ha, insomma, antica ma mai vecchia, morta ma mai assente, cristallizzata ma mai fredda, immobile ma mai stantia, acronica ma mai anacronistica, plasmato il nostro stesso essere, la nostra stessa identità, ed è forse la nostra vera, prima, madre, lingua.