venerdì 23 dicembre 2016

Buone Feste e Buone Vacanze

Con il tradizionale concerto di Natale si è conclusa la prima parte dell'anno scolastico. Ci rivediamo nel 2017. Ti sei perso il Concerto di Natale 2016 o vuoi rivederti? Guarda i video sul Rinaldini News
Se ne hai altri spediscili alla redazione magazinerinaldini@gmail.com


mercoledì 21 dicembre 2016

Ma veramente? ll Rinaldini ha una biblioteca?


Prima attività della biblioteca:
 Il concorso di scrittura di venerdì scorso
C'è un corridoio a sinistra, appena entriamo nell'ala del Liceo delle Scienze Umane che si collega con l’ala del liceo classico e musicale. In mezzo si trovano scaffali chiusi a chiave pieni di libri e una porta. Aprendola si scopre che il nostro Rinaldini ha una biblioteca. Sarebbe bello se, sopra lo stipite della sua porta, ci fosse scritto: "Qui è dove si viene per leggere: abbassa la voce e alza il volume della tua mente"

Ma sopra quelle quattro ante blindate non c’è scritto niente. Molti studenti non sanno nemmeno che esiste. Vedono solamente i libri ammassati nei corridoi mentre passano. La biblioteca è il luogo adibito alla custodia e alla consultazione dei libri, del sapere. Una biblioteca è conoscenza, è crescita. E' un sevizio sostenibile ed economico. E' un luogo di incontro, di condivisione, di creatività, di partecipazione. 

Il Rinaldini comprende quattro licei: il classico, il musicale, le scienze umane e l’economico-sociale. Un liceo alla quarta potenza. Avere un luogo nella nostra grandiosa scuola  dove si possa prendere liberamente in prestito libri altrettanto grandiosi è un motivo di vanto.

"Per fortuna, sappiamo che la biblioteca riaprirà almeno una volta a settimana, a partire dal prossimo venerdì"[N.d.C.]. Vedremo davvero affisso un orario? O l'aggettivo "prossimo" è da intendersi nell'accezione di "settimana successiva a questa". Non ci meraviglieremmo di certo. E' come minimo dal trasferimento in via Canale del Liceo delle Scienze umane che noi, che ci facciamo portavoce della cultura, sviliamo e addirittura umiliamo questo spazio. Noi che sbandieriamo i valori classici e tradizionali non mostriamo come, in questa era digitale, si possa leggere un libro. Se preferite, di-mostriamo come, in questa era digitale, non si possa leggere un libro.

La biblioteca non è un santuario per il culto dei libri. Non è un tempio, col quale dobbiamo avere un rapporto sacrale, dove l’incenso letterario debba essere bruciato o la propria devozione al libro rilegato debba esprimersi in un rituale.
Una biblioteca, per modificare la famosa metafora di Socrate, dovrebbe essere la sala parto delle idee, un posto dove la Storia viene alla luce.
Rivalutando quella stanza potremmo mostrare come ci si liberi dalla prigionia dell’ignoranza. Se ciò non accadrà ci priveremo di un dono che non si acquisisce solamente sui banchi di scuola ma sfogliando libri: la cultura. Sfruttiamo questo spazio.
Apriamoci a iniziative, progetti in modo che ogni singolo rinaldiniano non possa più dire: ”ma veramente il Rinaldini ha una biblioteca?”



                                      

venerdì 16 dicembre 2016

Tra Antico e Contemporaneità - Il racconto delle classi IV e V della Pinacoteca di Ancona

Queste sono le impressioni raccolte dalla Prof.ssa Sandroni degli alunni delle classi IV e V del Liceo Classico
che, per l'alternanza scuola lavoro, hanno lavorato con il FAI in Pinacoteca

Si confrontano, si chiamano, si inseguono: antico e contemporaneità diventano linea continua. nella nuova Pinacoteca di Ancona. Il rinascimentale palazzo Bosdari si appoggia su mura medioevali, scopre i resti di palazzo Bonomini e si unisce magicamente alle strutture trasparenti della nuova ala. Dialogano fra loro le Maternità di Podesti e Trubbiani, il prezioso quadretto di Crivelli con il libretto della Lai, le cui pagine, segnate dai fili, evocano destini possibili.

Lo spettacolo della nuova scala interna della Pinacoteca Civica F. Podesti di Ancona 

All'ingresso, la tessitura ordinata di un muro medioevale porta i graffi della storia: non è sbarramento, ma invito alla scoperta. Lo spazio si fa di vetro, costruito dalla luce, percorso da un ascensore trasparente con i tiranti a vista.
Piani di nudo cemento si intersecano alla scalinata opalescente: sono scoglio e acqua marina? Non ci sono ostacoli: tutto è fluido.

E' bello ciò che è funzionale!

I magazzini di palazzo Bosdari, spogli, accolgono mostre temporanee e la cisterna, trasformata in aula, offre scorci suggestivi: si sta al posto dell'acqua, si assapora l'invenzione di Mantegna, nell'oculo della Camera Picta, di un cielo visto da dentro.

Vibra sul pozzo il delicato, verde capelvenere, opera meravigliosa di Natura. La luce diffusa diventa oscurità nel salone del piano nobile. Emergono, nella luce artificiale, la magia della laguna al tramonto nella "Apparizione della Vergine" di Tiziano, i bagliori della pala di Lotto, la pelliccia morbida dell'accigliato dottor Arzilli di Sebastiano del Piombo.
Suscita meraviglia la visionaria veduta di Ancona di Lilli e il percorso prosegue cronologico nella sala del Seicento.

L'occhio assaggia le increspature del mare sotto la falce di luna dell'Immacolata di Guercino. All'improvviso ci si trova nell'assedio del Barbarossa di Ancona, di Podesti: si è cittadini là dentro! Una grande tela in uno spazio piccolo: non si lascia guardare ma bisogna viverla... e sculture di Trubbiani, là dietro, rispondono armate.


COL CONCORSO SI CORRE IN BIBLIOTECA

Proprio adesso, nei locali della biblioteca d'Istituto, si terrà una tappa del concorso "Storie da musei, archivi e biblioteche: V edizione speciale di "Storie da biblioteca". Si tratta, dunque, di un concorso itinerante, che coinvolgerà numerose strutture- principalmente scolastiche, archivistiche o bibliotecarie- della nostra Regione. Tale concorso prevede l'elaborazione, strettamente in loco, di brevi racconti o di alcuni scatti fotografici, che verranno poi valutati da una giuria, il cui verdetto sarà essenziale per, eventualmente, superare le varie fasi in cui si articola il concorso: quella scolastica, quella provinciale e quella regionale. Il tempo a disposizione per la creazione del proprio elaborato sarà di quattro ore e, come già detto, questo verrà prodotto nella nostra biblioteca di Istituto, che proprio in occasione di questo evento vedrà la sua riapertura.
 Si tratta dunque di un momento importante per la nostra scuola, che così potrà accedere nuovamente a questa struttura, così ricca di letture interessanti quanto ingiustamente sconosciuta. Speriamo, dunque, che questo concorso possa aprire una nuova stagione, sempre più viva e partecipata, per la nostra biblioteca, la cui valorizzazione non potrà non valorizzare, a sua volta, l'intera scuola.

venerdì 2 dicembre 2016

LATINO LINGUA UNIVERSALE

Che lo studio delle lingue classiche sia ormai inutile, che si tratti di noiosa e barbosa pedanteria sterile ed inattuale, che ad esso il mondo di oggi non possa e non debba dare posto, lo si è sentito spesso dire, da ragazzi ed adulti. Ma ogni volta che si parla di ciò, si scatenano sempre reazioni varie e differenti, segno che questo tema è ancora sentito come vivo, caldo ed importante; e tale è. Desidererei, dunque, con questo articolo, fare alcune considerazioni in merito, cui mi auguro possa seguire anche una risposta da parte di qualcuno. Prenderò, dunque, in considerazione il Latino, vuoi perché più vicino a noi come Italiani, vuoi perché centrale per noi come Occidentali. 

Anzitutto, il latino ha smesso di venire utilizzato soltanto da cinquantun anni; fino al Concilio Vaticano II, chiusosi, appunto, nel 1965, il latino, come è risaputo, era stato la lingua in cui veniva celebrata la S.Messa. Questa sua funzione gli dava valore universale, valore che, dalla nascita dell'Impero Romano in poi, ma sopratutto nel Medioevo, fu la ragione della sua importanza capitale per l'Europa e per l'Occidente in generale. La Chiesa, volgarizzando la Messa e, dunque, eliminando il latino dal proprio cuore pulsante, cioè dalla celebrazione liturgica, ha compiuto un atto estremamente significativo e decisamente carico di conseguenze. Facendo questa scelta, la Chiesa, e con lei il latino, ha perso, in un certo senso, quell'autorità universale e sovranazionale che aveva sempre posseduto e che era, ed è ancora, nonostante tutto, una delle sue caratteristiche principali ed imprescindibili.

Ma da dove deriva tutta questa importanza del latino per noi, per la nostra storia e dunque, necessariamente, per il nostro presente? L'aver parlato della Chiesa non è stata una divagazione, ma una scelta precisa e ben determinata. L'origine, difatti, della centralità del latino per noi sta proprio in un'epoca che ebbe la Chiesa di Roma a suo fondamento, e che senza di essa sarebbe completamente impensabile: il Medioevo. Questo, chiaramente, ha radici profondissime anche nel mondo classico, sopratutto in quello romano, che non a caso vide fondare, nella sua capitale, la Chiesa Cattolica, assolutamente determinante per tutta la storia successiva. Nel Medioevo erano due i poteri centrali, cui il mondo avrebbe dovuto fare riferimento: l'Impero e la Chiesa. Le loro autorità, altissime e somme, riguardavano i due aspetti principali dell'esistenza umana: quello terreno e quello spirituale. La Chiesa si curava della salvezza delle anime, suo compito primo e supremo, e l'Impero garantiva la pace dell'ordine, condizione necessaria a favorire l'operato della prima. Ma questi due poteri, che pur tante volte e con tanta foga si combatterono tra loro, erano accomunati da una stessa lingua: il latino. Ora, appare chiaro che questi due poteri sono poteri assolutamente sovranazionali e, sopratutto, universali. La loro autorità, difatti, riguardava l'uomo preso in sé, indipendentemente dalla sua origine o provenienza, andandone a toccare i fini ultimi. Questo dell'universalità non era un concetto nato nel Medioevo, perché aveva un illustrissimo precedente: l'Impero Romano. Fu con esso che si ebbe la prima, grande e duratura esperienza universalistica in Europa; basti pensare alla profezia contenuta nel libro sesto dell'Eneide, nella quale Anchise presenta, nei Campi Elisi, ad Enea il futuro ed il compito civilizzatore di Roma. Fu sotto Roma che, per la prima volta, larga parte d'Europa- e non solo- si unì sotto un'unica identità, fu sotto Roma che strade, ponti, canali e vie unirono territori prima d'allora sconnessi e sconosciuti l'un l'altro, fu con Roma che si creò il primo, grande sistema di diritto, che ancora oggi, come le sue opere pubbliche, appare mirabile per precisione ed efficacia. Fu con Roma, insomma, che l'Occidente formò un sistema di valori comune, che oltrepassasse la singola dimensione territoriale per farsi condiviso da tutte le genti, e dunque fu con Roma, in Roma e da Roma che nacque il Medioevo. Chiaramente, gli elementi fondanti di questo periodo non erano soltanto romani, ma dalla latinità questo trasse soprattutto il sentirsi universale, nel proprio cristianesimo, che, con Teodosio, era poi divenuta religione ufficiale dell'Impero. Ma, in realtà, per il medievale la frattura tra il proprio tempo e quello dell'Impero non esisteva affatto; l'uomo medievale si sente un romano a tutti gli effetti, si sente membro dell'Impero eterno e benedetto da Dio, difensore del Suo Santo Nome e del Suo Vangelo, Impero che, pur dopo tanto male inflitto ai cristiani martiri, si convertì e passò dalla loro parte. Si pensi ai continui richiami alla romanità presenti nella Divina Commedia, da Virgilio come guida nell'Inferno ed in parte del Purgatorio alla celebrazione di Giustiniano e di Roma in Paradiso; Dante, da vero medievale, si sente parte dell'Impero, che mai ha cessato di esistere. E questo attaccamento, questa vicinanza, questa quasi identità si basano in larga parte proprio sul latino, la lingua dell'Occidente per almeno un millennio e sette secoli, da Augusto al Settecento o, se vogliamo, da Augusto al Concilio Vaticano II, coprendone così ancora di più.

È chiaro che si smise di parlarlo comunemente all'incirca a partire dalla caduta dell'Impero d'Occidente, ma è da esso che nacquero le lingue romanze; è probabile che in pochi la capissero, ma lo è altrettanto che in molti la sentissero vicina, se non altro perché lingua della Chiesa, dunque della Messa, e perché lingua dell'Impero, la cui autorità, sebbene spesso concretamente debole e, sopratutto in Italia, contrastata, cosa che lo porterà a ridursi di fatto alla sola area tedesca, era comunque moralmente forte nell'immaginario del tempo. Conoscere il latino, dunque, è conoscere l'identità stessa dell'Occidente, che proprio col cristianesimo medievale sviluppò molte tra le sue caratteristiche peculiari, il suo spirito, la sua tradizione; conoscere il latino significa possedere la chiave d'accesso ad un'innumerevole quantità di documenti e scritti sui quali la nostra civiltà si è basata e continua a basarsi, perché il latino non si è ovviamente esaurito col Medioevo, come è già stato detto, ma continuò ad essere la lingua dell'Occidente, la lingua con la quale si conobbero, tradotte, le più alte vette del pensiero filosofico greco, quali Platone, Aristotele e Plotino, che ebbero anche loro un peso a dir poco sconfinato sul futuro della nostra civiltà; la lingua che, con la passione e la foga filologica dell'Umanesimo, ritornò agli splendidi trionfi stilistici ciceroniani, e con la quale umanisti da tutta Europa comunicavano tra loro senza problemi, dando inizio all'età moderna- cosa certamente non priva di ripercussioni anche negative sulla nostra civiltà, ma certamente anche passaggio e momento storico assolutamente determinante, nel bene e nel male, per essa; la lingua che rimase la lingua della scienza, nella quale anche Galileo e Newton scrissero, la lingua dell'ufficialità e della diplomazia, ma soprattutto la lingua della Chiesa Cattolica, che tenne unita l'Europa per più di mille anni, la lingua della sua liturgia, della sua teologia, della sua dottrina e dunque, data la compenetrazione oggi quasi inimmaginabile che si aveva nel Medioevo tra uomo e dimensione religiosa, dell'anima dei suoi fedeli, nostri padri e fratelli. Conoscere il latino significa, ovviamente, anche conoscere il patrimonio filosofico, letterario e storico non solo cristiano, ma anche - e forse soprattutto - classico, assolutamente basilare per l'esistenza stessa del cristianesimo e dell'Occidente come l'abbiamo conosciuto; conoscere il latino è, dunque, conoscere una lingua veramente universale, che ha oltrepassato e valico confini di spazio e di tempo, che ha creato un Impero padre del nostro presente e della nostra storia, che ha congiunto mirabilmente razionalità e profondità greca, saggezza e morigeratezza latina e spirito e fervore cristiano in un momento irripetibile che è stata la civiltà greco-cristiana. Che ha, insomma, antica ma mai vecchia, morta ma mai assente, cristallizzata ma mai fredda, immobile ma mai stantia, acronica ma mai anacronistica, plasmato il nostro stesso essere, la nostra stessa identità, ed è forse la nostra vera, prima, madre, lingua.

venerdì 25 novembre 2016

Settimana del PNSD: le fonti della storia nella Biblioteca digitale

"Quando uno studioso ha osservato e spiegato ha esaurito il suo compito"   Marc Bloch 

Quando leggiamo direttamente le fonti storiche è un'altra cosa. La lettura dei nostri manuali di Storia, diciamocelo, tutto fa tranne che stimolare il senso critico degli studenti. Troppo spesso ci troviamo di fronte a una scala di valori che non possiamo elaborare criticamente, Scambiamo verità per opinioni e e assimiliamo nozioni nella loro convenzionale (e in qualche modo ipocrita) superficialità.

Fare Storia direttamente sulle fonti non è pratico e non semplice, ma noi siamo più fortunati rispetto ai colleghi anche di solo dieci anni fa. Non abbiamo bisogno di frequentare archivi e biblioteche (che in molti casi nemmeno sarebbero capaci di contenere le nostre classi da 25-30), perché abbiamo a disposizione strumenti in grado di portare gli archivi in classe: il digitale ci dà formidabili possibilità. In questo caso però è stato fatto qualcosa di più. se avrete la pazienza di leggere fino in fondo lo scoprirete.

Il patrimonio librario della nostra Biblioteca d'Istituto è molto ricco, ma spesso è di difficile accesso. Il web 2.0 ci dà l'opportunità doppia di studiare i documenti anche quando le porte della Biblioteca sono chiuse e di comunicare i risultati delle nostre ricerche in modo più ampio veloce ed efficace.

Da qualche anno è iniziata la digitalizzazione della collezione dei documenti di proprietà della Biblioteca pubblicati nella gloriosa raccolta "Le fonti della storia" (La Nuova Italia, 1976); un patrimonio di copie anastatiche di manifesti, volantini, giornali, leggi, lettere, telegrammi, appunti, dispacci,  foto. 
Quest'anno le alunne della 5F hanno digitalizzato in alta definizione 89 documenti dei fascicoli "L'età giolittiana", "Dal Biennio Rosso alla Marcia su Roma", "Fascismo al potere", "L'età di De Gasperi". Hanno inserito le immagini in una galleria pubblica sul blog di classe e le hanno analizzate secondo le procedure e con gli strumenti della ricerca storica. Infine hanno "taggato" le copie digitali dei documenti inserendo note esplicative e di contestualizzazione.

Il prodotto finale è un galleria di documenti multimediali e interattivi, visionabile da tutti nel blog "La città delle frottole" e su Rinaldini news. Insomma, per una volta non abbiamo sfruttato la rete per accedere rapidamente a contenuti altrui, ma abbiamo usato le nuove tecnologie per produrre cultura e far conoscere a tutti i risultati del nostro lavoro.
A partire dal 25 novembre, in occasione della settimana del PNSD,  in una serie di conferenze le alunne presentano nella nuova Aula 3.0 i risultati delle loro fatiche a partire dalla gallery  L'età di Giolitti, che potete consultare in anteprima



Altri appuntamenti:

  • gennaio 2017  Dal Biennio Rosso alla Marcia su Roma: La nascita dei nuovi partiti di massa, le coraggiose lotte dei minatori di Ca' Bernardi e la reazione dei primi squadroni fascisti. E, ancora la convocazione della Marcia si Roma e i pubblici bandi le arroganti richieste dei fascisti ormai legittimati.
  • marzo 2017  Il Fascismo al potereDocumenti del periodo 1924-1930: dal verbale della prima riunione del Gran Consiglio del Fascismo, al telegramma con cui Amendola dava conto delle violenze fascista durante le elezioni, all'epitaffio di Matteotti e alla reazione ai numerosi attentati alla vita del Duce.
  • aprile 2017  L'età di De Gasperi raccontata attraverso i documenti. Dalla sconsolata abdicazione di Vittorio Emanuele III al minaccioso telegramma di Stalin sull'attentato a Togliatti, dai manifesti del partito dell'Uomo Qualunque, alle manovre degli emigrati italoamericani contro la Repubblica.

mercoledì 26 ottobre 2016

Una grande accoglienza


ANCONA 25 ottobre. Di uscire vale sempre la pena. Non tanto per perdere un giorno di noiose lezioni, ma perché a restare in casa cara si perdono un sacco di occasioni. Al Campo di Atletica "I. Conti" gli alunni delle classi prime e seconde del nostro Liceo si sono confrontati nelle seguenti specialità: salto in lungo,salto in alto, getto del peso, 1000 metri, 80 metri divisi in categorie maschile e femminile. Al campo hanno incontrato il primatista italiano e campione mondiale indoor di salto in alto Gianmarco Tamberi.
Che si è dimostrato davvero gentile

martedì 24 maggio 2016

Siamo la IIAM. Risolviamo problemi

Il 22 aprile 2016 più di cento ragazzi della scuola secondaria di secondo grado si sono riuniti al campus di Informatica di Cesena dell’Alma Mater Studiorum di Bologna per partecipare alla finale nazionale del problem solving. Ma che cos’è il problem solving?
Il problem solving è una metodologia basata su attività in cui preva
lgono il pensare, il ragionare, il fare ipotesi ed operare scelte, attività che richiedono l’applicazione di abilità relative alla gestione di informazioni strutturali più che l’applicazione sterile di procedimenti meccanici volti alla risoluzione di semplici calcoli. Attività che promuovono quelle competenze trasversali ai diversi contesti disciplinari, riconosciute ormai essenziali per un inserimento attivo e consapevole dei giovani nella società.
La competizione di problem solving serve, dunque, non solo a potenziare la capacità degli alunni nell’individuare una strategia per la risoluzione di un problema ma anche a sviluppare il loro pensiero algoritmico. Mentre la matematica studiata a scuola mira prevalentemente all’insegnamento di formule già date che permettono di risolvere un quesito algebrico o geometrico, la peculiarità di questa “disciplina” sta, invece, nel calare lo studente in situazioni concrete simili a quelle della vita quotidiana, dove continuamente si è chiamati a risolvere problemi trovando formule o strategie rapide ed efficaci.
Questa nostra esperienza è iniziata l’anno scorso, pochi mesi dopo il nostro primo incontro con il mondo delle scuole superiori. Inizialmente la nostra professoressa di matematica Silvia Del Monte, ha semplicemente proposto alla classe (che allora era la 1AM) di partecipare a quella che oggi potremmo definire come una specie di avventura. Dopo un primo approccio alcuni di noi sono per la prima volta venuti a contatto con questa nuova disciplina; durante l’estate in cinque abbiamo continuato ad esercitarci sempre con impegno per raggiungere quello che già dall’anno scorso era il nostro obiettivo e sogno: arrivare alla finale nazionale.
Soprattutto per noi questo percorso è stato un modo per affermarci in un campo didattico extrascolastico,  che ci ha consentito un costante e notevole miglioramento e ci ha portato a scoprire capacità e risorse di noi stessi “nascoste”, spesso trascurate, nonostante siano poi in realtà quelle che di più serviranno nel nostro futuro.

Così siamo arrivati, dopo aver positivamente passato la fase di istituto e poi quella regionale, alla finale nazionale. Ci siamo riusciti con tanto impegno e tanto divertimento; ci siamo classificati quinti a livello nazionale e questo è stato il premio di un lungo lavoro iniziato l’anno scorso.  

mercoledì 11 maggio 2016

4M e 4Q a Pane quotidiano. Rivedi le puntate


Cattura
Si fa presto a dire Islam: ma cosa si nasconde dietro l'oggetto di tante paure? Nell'ultimo libro della giornalista e scrittrice Lilli Gruber un viaggio tra propaganda estremista, imam più o meno prudenti e donne con il velo per raccontare la penetrazione del mondo islamico in Occidente e più in particolare nelle città italiane."




 Il 9 maggio le classi 4M e 4Q hanno partecipato in diretta alla presentazione durante la trasmissione culturale Pane quotidiano presso il Centro Rai Saxa Rubra – Rai Tre




È un libro-inchiesta quello di Lilli Gruber dal titolo "Prigionieri dell'Islam"che vuole sottolineare le debolezze della nostra società e di quella islamica, entrambe imprigionate da sogni e pregiudizi. Cimentandoci nella lettura di questo testo, abbiamo avuto l'opportunità, non solo di partecipare alla trasmissione televisiva "pane quotidiano", ma anche di poterci confrontare con persone di grande spessore culturale. Giunti a Saxa Rubra siamo stati accolti dalla Signora Cesaroni che ci ha aiutati nella messa a punto delle domande da porre all'autrice. Entrati in studio ci siamo resi conto di quanto lavoro c’è dietro un programma di soli 25': le luci dei riflettori, le telecamere pronte e il conto alla rovescia per la diretta, hanno generato in noi una miriade di emozioni e sensazioni. Lilli Gruber, giornalista di spessore e carismatica, ci ha accolti con un sorriso. La Lilli Gruber e la conduttrice Concita De Gregorio, per i temi trattati, sono riuscite a coinvolgerci nell'intervista, distogliendo il nostro sguardo dal numeroso staff. Un'esperienza dalle mille sfaccettature che ci ha condotti in un mondo sconosciuto.

Rivedi la puntata con la 4M

Finalmente arriva il momento della 4M e mentre ci ricomponiamo entra Dori Ghezzi, che ci è sembrata una ragazza poco più grande di noi con dei bellissimi capelli biondi e dei fantastici occhi azzurri… Ma la cosa che ci ha colpiti di più è stato il clima di complicità che Dori Ghezzi ci ha fatto respirare: sembrava di parlare proprio con una nostra compagna per il tono amichevole e la spontaneità delle sue espressioni e questo ci ha messi a nostro agio. Abbiamo avuto l’occasione di conoscere Fabrizio più a fondo e nelle parole di Dori abbiamo colto tutto l’amore verso il marito e verso tutti i ricordi che abbiamo ripercorso insieme. Era emozionata anche Concita De Gregorio che si è lasciata travolgere come noi dalle parole dell’autrice. La puntata è andata in onda qualche settimana dopo e noi l’abbiamo rivista tra imbarazzi e risate per le nostre facce… È stata un’esperienza fantastica per la quale non smetteremo mai di ringraziare la nostra scuola e i nostri professori. Gabriele Florà 4M

martedì 3 maggio 2016

Essere umano o non esserlo?

Uomo, homo, hombre, nin, رجل, 男人, nonm, maður, άνθρωπος, minske, mensch, tao, גבר.
Tutte queste parole rimandano allo stesso concetto di “uomo”. Ma quando qualcuno può essere chiamato cosi? Esistono vicende dolorose e tragiche che spingono a chiedercelo.
I gulag delle isole Solovki, i campi di concentramento di Auschwitz, le prigioni di aberrazione di Guantanamo, le torture delle milizie americane in Iraq nel carcere di Abu Ghraib, i bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki. Gli autori di tutto ciò,possono essere definiti così?
La dignità è una condizione di nobiltà morale in cui l’ uomo è posto dalla sua stessa natura. Ma quale è la nostra natura?
“Immaginatevi di vedere gli stranieri derelitti,coi bambini in spalla, e i poveri bagagli […]Vi piacerebbe allora trovare una nazione di indole così barbara che non conceda un posto sulla terra,affili i suoi detestabili coltelli contro le loro gole?”
William Shakespeare nel “Sir Thomas More” invita a riflettere  su chi è veramente degno di entrare in un paese. Jacopone da Todi si augura di subire ogni forma di malattia non ritenendosi degno della grandiosità di Dio. L’ essere “dignus” rimanda alla nostra modernità che ne fa regolarmente uso ma che non si interessa ad esso.
“Homo sum: humani nihil a me alienum puto”. Publio Terenzio Afro affermava di essere un uomo e le vicende umane non possono essere ritenute estranee da lui.
Terenzio fu un commediografo latino attivo dal 160 a.C. e fu anche il primo a introdurre il concetto di “humanitas” con questa frase.
Possiamo definire umano,però,chi tortura fino a uccidere per provare emozioni forti,amplificate da coca e alcool? Se questo è un Uomo ed è anche degno di essere chiamato in questo modo,siamo destinati a estinguerci.
Giannozzo Manetti con il trattato “De dignitate et excellentia hominis” punta a una rivalutazione della dignità del corpo,come base della sensibilità e delle funzioni di cui l’ uomo è contrassegnato rispetto alle altre creature. Inutile,d’altra parte,è il rivalutare il proprio corpo se siamo morti nell’anima e nella mente.                                          


“Homo rerum mensura omnium est”. Protagora è stato un retore e un filosofo greco antico;egli era certo che di tutte le cose l’ uomo è misura.
Noi,quindi,possiamo scegliere se essere degni o indegni ma a volte siamo troppo presuntuosi per renderci conto di essere creature disumane.
Michel de Montaigne nel “Saggi” sostiene che l’ uomo è la più calamitosa e fragile tra tutte le creature ma al tempo stesso la più orgogliosa. Dobbiamo astenerci dalla superbia se vogliamo sopravvivere.  L’ indegnità  non è da ricercare solo in situazioni macabre ma anche in chi ne rimane indifferente e non ne parla.
“Hora ruit sine mora”. Se il tempo scorre senza sosta, la Storia insegna e si ripete. L’Inquisizione torturava per scoprire chi fosse eretico mentre,anche adesso,si sta torturando per divertimento.
Noi siamo misura di tutte le cose e fino ad ora abbiamo visto prevalere il male sul bene;non possiamo scegliere di essere uomini degni di questo nome piuttosto che indegni?

giovedì 28 aprile 2016

Memorie di viaggio (d'istruzione): Matera Pollino Caserta 2016

Quale nobile famiglia del passato può aver abitato una splendida dimora come la reggia di Caserta?
Chiunque, oggi, visiti la Reggia si pone tale domanda e noi in primis che ne abbiamo fatto l’esperienza. Basta varcarne l’ingresso per aver l’impressione di entrare in un mondo incantato: circa 60.000 i metri quadrati della reggia, 1200 gli ambienti del palazzo, di cui 134 per i reali e tanti altri spazi grandiosi. .
La storia è ricca di uomini che hanno reso grande e famosa l’Italia: Carlo III di Borbone, re di Napoli e di Sicilia, salito al trono nel 1735, aveva voluto con il suo palazzo sfidare la parigina Versailles e scelto per la costruzione dell’opera l’architetto L. Vanvitelli che vi lavorò seguito dal figlio per oltre 20 anni. La stessa regina Maria. Amalia di Sassonia scelse personalmente stoffe e decori. Mentre percorriamo la reggia, restiamo ammaliati dalla grandiosità delle stanze che, nella loro diversità, esprimono bellezza, raffinatezza, eleganza, maestà. Sembrano eternare gli uomini e le opere di un tempo. E che dire del parco? Ha la stessa imponenza del palazzo, con i suoi 120 ettari è uno dei più grandiosi parchi d’Europa. Entriamo e rimaniamo meravigliati di fronte alle cascate, ai giochi d’acqua, alla bellezza delle statue che rappresentano i miti della natura. Divinità, ninfe, satiri sembrano vivere tra noi in un locus amoenus certamente amato dalla corte e tale da essere apprezzato e goduto dai visitatori di ogni epoca. Il tutto è espressione di ordine, armonia, proporzione, infinito, quasi che la veduta non finisca mai. Ma, voltiamo pagina.
2.8 km e 79 m di dislivello in 25 minuti. Niente male!
In contrasto con la reggia, ma di uguale bellezza, spicca il parco nazionale del Pollino, meta della giornata dedicata al trekking e al contatto con l’ambiente naturale. E’ il parco Nazionale più grande d’Italia che si estende lungo la catena montuosa che unisce il mar Jonio  e Tirreno, uno spazio e un tempo senza dimensioni. Il cammino attraverso i vari sentieri in bassa quota  ci pone a contatto con un ambiente incontaminato, , dominato dalla ricchezza delle specie arboree e floreali: lecci,mirti aceri,faggi, castagni, fiori di campo,e  più in alto, se qualcuno volesse proseguire il camino, si potrebbe vedere anche  il  pino loricato, un albero d’ingenti dimensioni e di grande bellezza. Nel percorso incontriamo cascate di acqua naturale, ruscelli, ascoltiamo i rumori, godiamo della freschezza e purezza dei luoghi, i profumi, gli odori c’inebriano, i colori del bosco e il cielo limpido dilettano la nostra vista, il paesaggio idilliaco rinfranca l’animo e ci trasporta in un’altra realtà.  Tutto l’ambiente non è cambiato da secoli e, in lontananza, i campi coltivati rispecchiano ancora la fatica dei contadini e dei pastori, in un succedersi di generazioni.

E’ UN INCONTRO STUPENDO TRA NOI E LA NATURA, TRA NOI E LA STORIA DEL TERRITORIO.


     
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lunedì 11 aprile 2016

Essere o non essere, cinese o inglese?


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Negli ultimi anni il successo economico cinese sta spingendo molte persone ad interrogarsi sul ruolo che la Cina potrebbe avere nel futuro, se non altro per le sue dimensioni.
L’interesse per la Cina si estende alla sua lingua ufficiale: il cinese mandarino.
Il cinese mandarino è già la lingua più parlata al mondo (per numero di parlanti), seguita da spagnolo, inglese, hindi, portoghese, bengali, russo, giapponese, tedesco e cinese wu.
Ma quali sarebbero le buone ragioni per un italiano per imparare il cinese mandarino?

sabato 9 aprile 2016

Unioni civili cosa abbiamo capito?



"Lo stato di parte dell’unione civile non può essere motivo o fonte di discriminazione in qualunque settore della vita pubblica e privata" (Art. 2)

Tutte le classi ne hanno parlato, sono emerse opinioni contrastanti, quasi sempre, favorevoli e contrarie, basate su convinzioni tanto ferme quanto erronee sul contenuto della c.d. DDL Cirinnà. Sulle unioni civili, il dibattito infiamma ormai da mesi.
Ma cosa prevede realmente il testo approvato al Senato?

L'articolo 1 della legge prevede che:
"Due persone maggiorenni, anche dello stesso sesso, di seguito denominate «parti dell’unione civile», possono contrarre tra loro un’unione civile per organizzare la loro vita in comune"

In merito invece alla possibilità di adottare, il DDL stabiliva:
"Le parti dell’unione civile possono chiedere l’adozione o l’affidamento di minori ai sensi delle leggi vigenti, a parità di condizioni con le coppie di coniugi."(Art. 14)

In Italia non è prevista invece la pratica dell'utero in affitto meglio definita "maternità surrogata",  e non la sarebbe stata nemmeno dopo l'approvazione della legge Cirinnà. L'argomento adozioni però è stato stralciato prima della presentazione al Senato e rimandato a un' eventuale  legge specifica

Quest'ultima infatti non comprende la pratica della fecondazione assistita, per cui il polverone che è stato sollevato sull'argomento non ha fondamenta. La conseguenza è stata una mala informazione sul DDL che ha condizionato l'opinione pubblica e che, secondo noi, ha portato in ambito politico alla cancellazione dell'articolo sulle adozioni (StepChild Adoption).


I paesi europei che hanno legalizzato le unioni civili omosessuali e il matrimonio tra persone dello stesso sesso (fonte: Piazza Pulita)

Dalla cartina si può notare chiaramente come tutti paesi europei industrializzati abbiano già approvato le unioni tra persone dello stesso sesso. Molti di questi paesi  le riconoscono come veri e propri matrimoni.
Sebbene l'Italia sia sempre stata un po' indietro a livello di mentalità, non si può negare che stanno avvenendo dei passi avanti, per cui grazie a una corretta informazioni si possono ottenere cambiamenti significativi.



Link utili
http://www.repubblica.it/politica/2016/02/25/news/unioni_civili_ecco_la_legge_arcobaleno_scheda-134251509/
http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00703433.pdf




mercoledì 6 aprile 2016

Strepitosi successi sulla scacchiera: intervista al capitano

Il gruppo scacchi del nostro liceo ha conseguito una brillante vittoria alle gare provinciali e, più recentemente le gare regionali il giorno sabato 2 aprile, classificandosi rispettivamente prime le juniores e seconde le allieve, della categoria allievi femminile. Tra gli avversari alla nostra scuola figuravano il liceo Galilei e il liceo Savoia-Benincasa. In attesa dei prossimi eventi riportiamo una breve intervista rilasciata da Elena Marcelli, capitano di una delle tre squadre di sei componenti ciascuna che formavano la rappresentanza del nostro liceo. 



Come hanno giocato i vostri avversari?
Sono stati notevolmente competitivi e hanno dimostrato non poca abilità; inoltre alcuni di loro durante l’edizione dello scorso anno si erano attestati tra i primi posti. La nostra vittoria ci è giunta alquanto inaspettatamente. La nostra prima reazione è stata la sorpresa cui è seguita sincera gioia.
Quali sono le doti necessarie per essere un bravo scacchista?
Sono necessarie creatività e flessibilità, in quanto bisogna essere pronti a rispondere efficacemente alle mosse dell’avversario, che sono legate alla sua personalità. Infatti c’è chi muove seguendo schemi tradizionali e chi invece preferisce soluzioni più ardite. Si dice che il penultimo errore dell’avversario sia quello che ti permette di vincere perché se tu fai l’ultimo sei fuori.
Come si svolgono queste gare?
Si gioca divisi in quattro scacchiere e si fanno quattro partite in contemporanea; ogni squadra mette in campo quattro giocatori e vince chi, su un totale di quattro punti, ne ottiene almeno due e mezzo. Chi ne ottiene due patta, chi meno di due perde. Nella classifica finale una vittoria vale due punti, il pareggio uno e la sconfitta zero. A parità di posizione nella classifica vince chi ha il maggior numero di punti scacchiera, di cui ho parlato prima.
Ma vi siete allenate?
Io, personalmente non molto. Ho infatti iniziato a giocare a scacchi perché ne sono stata spinta dal nostro attuale carismatico allenatore che mi ha consigliato di provare questa esperienza che ora ha dato i suoi frutti. Comunque sono stati fondamentali i numerosi allenamenti che si sono tenuti al pomeriggio presso la nostra scuola. 

Quindi, che questi ragazzi possano conseguire eccellenti risultati anche in questa ultima sfida che si prospetta loro, con la quale potranno dimostrare nuovamente la loro indubbia valenza.  
                                                                                  

venerdì 18 marzo 2016

Olimpiadi della danza 2016: Old vs new school


Erano vestiti tutti uguali e già quasi tutti sapevano ballare. Tutti... tranne noi. Noi eravamo vestiti tutti in modo diverso, ma la cosa che veramente ci distingueva è che non tutti sapevamo ballare, quantomeno non prima di questa esperienza. 
I corpi di danza delle scuole superiori sono formati da alunni e alunne tecnicamente già formati nell'arte di Tersicore da anni di pratica pomeridiana in scuole e corsi di danza. Quello del Rinaldini è invece un team che mescola ad alunni esperti anche tanti alunni senza esperienza. 
Domenica 13 marzo noi alunni dell'istituto" Carlo Rinaldini"abbiamo  partecipato alle Olimpiadi della danza puntando soprattutto sulla creatività e sulla forza dell'incoscienza.




Al Palasport di Senigallia erano presenti tanti gruppi di tanti istituti diversi, Ad ogni balletto c'era un'emozione e una passione diversa, ma, la cosa più bella era che si vedeva come ogni ballerino, indipendentemente dal livello tecnico, un dava il massimo.
Noi avevamo creato una scena divertente: eravamo divisi in old e new school: ballavamo due pezzi divisi, ma poi, dopo una "litigata" ci siamo uniti per finire tutti uniti.
Non ci siamo classificati, ma non è la cosa più importante, perché abbiamo imparato a stare insieme e ad aiutarci. Abbiamo creato una bellissima amicizia e questa cosa dobbiamo averla trasmessa al pubblico, a giudicare dall'ovazione che si può sentire anche nel video

martedì 15 marzo 2016

'40-'43 Italiani in Grecia e Balcani

Dei massacri compiuti dalle truppe fasciste nei territori da esse occupati, durante la Seconda Guerra Mondiale, poco si sa e mai se ne parla; certo è per la spinosità e per la durezza del tema, che va a ferire la dignità e l'integrità di un frammento della storia del nostro popolo,  che gli Italiani, oggi come ieri, hanno cercato e cercano di evitarne, di scansarne una scientifica e rigorosa trattazione, scevra da preconcetti politici e posizioni parziali, ostacoli nei quali chiunque vorrà informarsi in maniera seria e veritiera sull'argomento dovrà di certo incappare, nel corso delle sue ricerche.

Pertanto, con questo articolo tenteremo di muoverci con la maggior prudenza possibile, che ci accompagnerà nella ricerca di fonti quanto più attendibili e dotate di salde e reali fondamenta storiche; non ci si avvicini a questo testo, comunque, alla stessa maniera con la quale si consulta un testo storiografico, dal momento che esso è stato scritto da semplici studenti che tentano, con non poca fatica, di districarsi tra i grovigli, le asperità ed i nodi spesso irrisolti di questo periodo di storia italiana, sulle ombre del quale ci auspichiamo di accendere anche un piccolo, modesto, esile ma sincero e robusto lume.
Resta comunque, nonostante la scarsa chiarezza dell'argomento, caratteristica cui abbiamo già dato ampio rilievo, la certezza ed il dovere morale per ognuno di noi di non imputare all'intero esercito italiano gli attributi di ferocia e barbarie propri degli atti compiuti da alcuni suoi indegni esponenti, indubbiamente lontanissimi dal grande valore morale che i nostri uomini hanno esplicitato in altre occasioni- si pensi alla sincerità ed al valore delle pagine de "Il sergente nella neve", o di "Quota Albania" e dei suoi protagonisti; si pensi alla tenacia ed alla straordinaria fedeltà verso la bandiera dei membri della divisione Acqui, che, di stanza in Grecia, sull'isola di Cefalonia ,dopo il caos dell'otto settembre, non si arrese ai tedeschi e preferì sacrificarsi sino all'ultimo uomo pur di non gettarsi nelle mani d'uno straniero dalle dubbie intenzioni; ma si pensi anche agli eccidi ed alle violenze perpetrate da membri dell'esercito fascista in terre quali la Grecia, la Jugoslavia e l'Etiopia, delle quali inizieremo ora a trattare.

Tutto ha inizio il 10 giugno del 1940: Mussolini, con parole altisonanti, annuncia l’entrata in guerra dell’Italia contro le potenze in seguito considerate Alleate. Si prospetta agli occhi dei più un imminente successo che avrebbe riportato l’Italia ai fasti di un tempo. Ma, come la storia spesso ci insegna, le aspettative si rivelano fallaci.
Fucilazioni di civili in Slovenia - da www.fisicamente.net
L’inizio della guerra porta per un breve periodo le nostre truppe nel Sud della Francia, dalla quale ben presto se ne andranno alla volta del fronte balcanico, che secondo i piani di Hitler avrebbe dovuto occupare Mussolini.
Quindi il 28 ottobre di quello stesso anno il Duce dichiara guerra alla Grecia, alla quale si dovrà giungere partendo dalle basi precedentemente poste in Albania, occupata militarmente già dal ’39 ma non ancora domita.
“Spezzeremo le reni alla Grecia”  disse; in realtà, la campagna fu un totale disastro, imputabile alle asperità del terreno e alla strenua resistenza portata avanti dai soldati e partigiani greci, che i comandanti italiani non avevano preso nella dovuta considerazione.

In questo contesto di incertezza da una parte e terrore dall’altra inizia a crearsi un clima di forte violenza: Mussolini ordinò numerosi bombardamenti da attuarsi su tutte le città con numero di abitanti superiori ai diecimila volti a fiaccare lo spirito dei Greci .
Inoltre è emblematico un fatto che purtroppo vide come fautori e protagonisti i nostri soldati: quello dell’eccidio di Domenikon. Come risposta all’uccisione di nove soldati italiani l’aviazione rase al suolo questo piccolo villaggio e, dopo essere stati sequestrati dalle proprie abitazioni tutti i maschi, bambini compresi, furono fucilati per mera e disumana vendetta.
I morti furono centodiciotto, e circa altri trentacinque ostaggi provenienti da zone limitrofe vennero ugualmente uccisi. Questo gesto, compiuto all’interno della lotta anti-partigiana, sebbene meno ricordato , non può non ricordare quello messo in pratica dai tedeschi in territorio italiano in occasione della più tristemente famosa strage delle fosse Ardeatine.

Ma una violenza ancora più organizzata e meno sporadica vide come teatro il territorio sloveno.
Qui l’esercito italiano mette piede per la prima volta nell’aprile del 1941. Già nel maggio del 1942 si decide di aprire un campo di concentramento in relazione alla dura lotta in opposizione ai partigiani che, come in Grecia crearono non pochi problemi alle truppe italiane.
Infatti nonostante le condizioni poste agli sloveni a seguito della conquista di questa nazione, sulla carta favorevolissime ed inclini a costruire una pace duratura in quei luoghi già dilaniati da feroci conflitti etnici preesistenti all’arrivo degli italiani, nella realtà più dure di quanto si affermasse e spesso non tenute in conto da membri delle forze occupanti, mossi da odio razziale, la lotta dei partigiani sloveni era feroce ed estenuante per le milizie italiane. Questo portò all’irrigidimento delle condizioni alle quali dovevano adeguarsi gli sloveni. Molti di essi, anche solo perché sospettati di collaborazione con le forze della resistenza, vennero internati in campi di concentramento come quello di Arbe, nel quale vennero imprigionati oltre diecimila fra uomini, donne e bambini.
A causa delle terribili condizioni in cui versavano i gli internati, a cui è necessario aggiungere atti di brutalità attuati dai reggenti del campo, il tasso di mortalità superò persino quello del campo di concentramento di Buchenwald, che si attestava intorno al quindici per cento.

A tutte queste vicende si aggiungano gli atti di ferocia, come stupri, fucilazioni e veri e propri eccidi che anche in Slovenia hanno lasciato una triste traccia ed hanno innestato la reazione di odio altrettanto cruento e deprecabile che portò al dramma delle Foibe.
Ricordando in maniera piuttosto sintetica alcuni tra i più caratteristici fatti che hanno macchiato l’occupazione italiana in queste zone abbiamo voluto creare un breve spiraglio di luce su questo pezzo di storia che spesso tendiamo a dimenticare e del quale ancor più spesso non siamo a conoscenza.
Certi che la conoscenza sia fondamentale nella storia e nella vita auspichiamo che i lettori di questo articolo vogliano approfondire questo o altri argomenti che sentono di dover riportare alla luce con la dovuta attenzione, prudenza e ponderatezza.


Lorenzo Monaco e Filippo Moroni

martedì 1 marzo 2016

Bella vittoria al Certamen Taciteum 2016

I nostri alunni Giulia Capannelli, Sara Coacci e Filippo Moroni sono i vincitori del Certamen Taciteum 2016 la gara nazionale di traduzione e commento degli storici latini promossa dal Liceo Tacito di Terni. Complimenti!

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mercoledì 3 febbraio 2016

Ucraina 1932-33

"Conoscete voi la notte ucraina? Oh, voi non conoscete la notte ucraina!
Contemplatela: la luna guarda nel mezzo del cielo; l'immensa volta celeste si è spalancata, si è fatta ancora più immensa: arde e respira. La terra è tutta una luce d'argento; e l'aria è un miracolo, ed è fresca, e ti soffoca, e trabocca languore, e dondola un oceano di profumi. Notte divina! Incantevole notte!" 

Così scriveva Gogol della sua terra. Ma se ora, in questa notte, in questo luogo così placido e stupendo, ci avvicinassimo ad una piccola isba che, a quest'ora tarda, tiene ancora delle luci accese, se ci avvicinassimo, aperto il cancelletto di legno che introduce nel piccolo cortile, illuminato dalla lucerna che ancora arde accanto ai vetri, a questa casetta e vedessimo una donna scheletrica che sta cuocendo nel forno un qualcosa, una sagoma vagamente umana, ed accanto a lei vedessimo, sparsi sul tavolo, brandi di carne con forme simili a braccia, gambe ed arti vari, non staremmo leggendo una tetra fiaba dei fratelli Grimm, e neanche facendo un brutto incubo, ma staremmo assistendo a quel che realmente accadde in Ucraina tra il 1932 ed il 1933; staremmo assistendo ad un'enorme tragedia chiamata "Holodomor", che costrinse poveri contadini a mangiarsi i loro figli, e che causò un totale di morti che si aggira tra i quattro ed i sette milioni, prostrando l'Ucraina, barbaramente violentata dall'Unione Sovietica ora, e dai nazisti poi.

venerdì 29 gennaio 2016

Un secolo di violenze

Alla quarta ora, all'improvviso la voce dagli interfono ci ha riscossi. Era quella dei rappresentanti d'Istituto che ci invitava a fermarci un minuto per ricordare il genocidio degli ebrei nei campi di concentramento nazisti durante la seconda guerra mondiale. Sono state parole toccanti e chiare, che hanno indotto tutti, alunni e professori, a riflettere sulla condizione dell'uomo nel tempo e nella storia.  
Durante questo minuto, all'interno delle aule, si è sentito un silenzio inconsueto, segno di grande partecipazione. Qualche docente quindi, ha cercato di dare un'ulteriore spiegazione a questa pausa di riflessione. Altri hanno ricominciato la lezione, ma con una sensazione diversa.
L'importante è  ricordare queste personesempre e non passarci sopra come se non fosse successo niente. Quello che mi ha colpito di più è stato che la storia si ripete. Che le stragi non finiscono.

Per questo ora che il 27 gennaio è passato e il prossimo sembra troppo  lontano, abbiamo pensato di raccontare qualche altra storia di deportazioni e sofferenze, che non hanno nemmeno il triste privilegio di una giornata della memoria .
  1.  Ucraina 1932-33
  2. Jugoslavia 1995

Ricordate: ci sono persone che soffrono o che hanno già sofferto, quindi riteniamoci fortunati!!

Stragi simili a quelle perpetrate contro popolazioni come quella ebraica non si rifanno solo agli anni della Seconda Guerra Mondiale, lontana ormai 70 anni. Ci sono state in periodi antecedenti, ma anche in tempi più recenti, in anni che erroneamente vengono considerati ''anni di pace''.

Il XX secolo è chiamato anche ''Il secolo dei genocidi'', per via di tutti i crimini efferati che hanno visto una parte di umanità voltare le spalle all'altra.
La strage degli armeni del 1915-1916 con lo sterminio del circa 75% della popolazione è stata tristemente la prima; a seguire quella ucraina ( vedi Ucraina 1932-33)
. In tempi più recenti, stermini ci sono stati in Cambogia ed in Indonesia rispettivamente nel 1957 e nel 1965. Quest'ultimo comportò l'uccisione di 2 milioni di persone da parte del generale Suharto e del governo indonesiano del tempo.
Il massacro di Srebrenica compiuto nel cuore dell'Europa in Bosnia Erzegovina, da parte delle truppe serbo-bosniache, durante la guerra dei Balcani ha visto uccise 8 mila persone sotto gli occhi di noi Europei nella preoccupante e vicina data del 1995.
Niente è sicuro, neanche la pace a quanto pare; perciò sta a noi non permettere che gli stessi terrificanti orrori del passato continuino. Tutto è collegato ma se non bastasse questo a spronare gli animi, perlomeno pensate a quanto sarebbe squallido se tra 60 anni, alla domanda dei giovani : ''E tu cosa hai fatto in tutto quello?'' rispondessimo: ''Niente, tanto non riguardava me''.