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ACCIDENTAL JUMP di M.Orlando

Anno 2118, Stazione Lunare Scolastica EAGLE II



La cosa più bella del vivere nello spazio per nove mesi l’anno? La vista mozzafiato senza dubbio. Essere in continua orbita intorno alla Luna offriva ogni giorno un panorama diverso. A volte la Terra – un grosso titano dalle impensabili sfumature verdi e azzurre-, a volte degli asteroidi, ma sempre le stelle. E anche dopo quattro anni passati su quella Stazione, Bart riusciva sempre a provare un senso di assoluta meraviglia davanti a quello spettacolo di luci e colori che per tanto tempo era stato il sogno della razza umana. 

Ma quel giorno l’attenzione di Bart era tutta concentrata sull’impresa che aveva sotto mano, alla quale aveva lavorato per più di due mesi.

«Riconosciuto: soggetto R015, James Raynes» La voce dell’intelligenza artificiale risuonò forte e chiara nella stanza mentre la porta si apriva scivolando gentilmente nella fessura del muro e il suo conquilino nonché migliore amico- faceva la sua entrata.

«Ehi, Mes» salutò Bart senza staccare gli occhi dalle viti che stava finendo di stringere alla base di uno dei due piedistalli in mezzo alla stanza.

«Ehi» ricambiò il ragazzo liberandosi della giacca grigia che erano obbligati ad indossare durante le lezioni e lanciandola senza troppi scrupoli sul letto lì vicino. «Cosa stai facendo?» 

«Sto ultimando il mio progetto per Meccanica ed Elettronica Applicata» Bart mise da parte il cacciavite e si alzò da dove si trovava, strofinandosi le mani sui pantaloni. «Miss Davis ha detto di pensare in grande per questo compito e io» disse collegando i due piedistalli tra loro con un grosso tubo grigio «ho intenzione di presentare qualcosa di assolutamente atomico». Bart finì di assicurare le prese del tubo prima di allontanarsi di qualche passo e allargare le braccia. «Ta-daan!» 

Mes inarcò un sopracciglio, studiando il lavoro.«E di cosa si tratta, esattamente?» 

«Questo, amico mio, è un teletrasporto a breve distanza» disse Bart sorridendo soddisfatto. 

«Pensavo il progetto dovesse essere originale» disse Mes perplesso.

«Lo è» Bart sbloccò con un paio di tocchi lo schermo del bracciale digitale intorno al suo avambraccio «Ho fatto delle ricerche. Il teletrasporto più corto inventato finora ha una portata di circa sette kilometri, esclusi i primi prototipi. Il mio progetto consiste in un trasporto basato sulla scala dei centimetri e dei metri. Sei in ritardo per una lezione e hai dimenticato il tuo palmare? Teletrasporto a corto raggio. Devi consultare un progetto dalla biblioteca? Teletrasporto a corto raggio. Sei-»

«Okay, okay, ho capito» lo fermò Mes «E funziona?»

Bart sorrise eccitato.«Stiamo per scoprirlo» disse premendo un tasto sul suo palmare che attivò il dispositivo. La schermata superiore dei due piedistalli si illuminò di una tenue luce bianca e nell’aria cominciò a sentirsi un leggero crepitio di corrente.

«Soggetto C094, Bartholomew Cullen. Sequenza di comando numero 257, attivare» comandò Bart all’ intelligenza artificiale.

«Attivazione effettuata. Raccoglimento dati in corso. Trasferimento dati su dispositivo»

I dati vennero proiettati dallo schermo del palmare nell’aria.

«Sicuro di aver fatto bene i calcoli?» chiese Mes lanciando un’occhiata alle informazioni appena raccolte. «La percentuale degli elettroni voltaici di spostamento è fuori dalla norma»

Bart lo liquidò con un gesto della mano. «Sarà perché mi sono collegato al contatore di riserva»

«Cos’è che hai fatto?»

«Vaaa bene» disse Bart salendo su uno dei due piedistalli prima che Mes potesse aggiungere altro «Tempo di testare il prodotto finale. Iniziare procedura di teletrasporto»

Mes gli lanciò un’occhiata preoccupata. «Non faresti meglio a testarlo con degli oggetti inanimati prima?»

«Perché dovrei? I veri inventori lo fanno?»

«Sì! C’è qualcosa che non va, Bart. Questi dati sono completamente sballati, devi aver sbagliato a calcolare qualcosa»

«Sciocchezze, i miei calcoli sono giusti» 

Il crepitio nell’aria cominciò a farsi più forte quando l’intelligenza artificiale annunciò: «Procedura completata. Teletrasporto pronto»

Le luci al neon sul soffitto cominciarono a lampeggiare in maniera poco rassicurante e un paio di scintille uscirono dal tubo di collegamento. 

«Bart»

«Attivazione!»

Un lampo di luce accecante costrinse Mes a chiudere gli occhi. Quando li riaprì Bart era sparito. 



Anno 2017, New York City

«Pensa pensa pensa pensa» Ad ogni parola Jamie si sbatteva il quaderno sulla fronte nel disperato tentativo di trovare un’idea decente per il progetto di arte che gli era stato assegnato settimane prima e che ancora aspettava di essere svolto.

«Argh!» sbuffò esasperato lanciando via il quaderno e cominciando a camminare su e giù per l’aula vuota. «Okay, respira, respira» si disse passandosi una mano sul viso. «Resta calmo. Devi solamente pensare a un qualche tipo di città futuristica. Andiamo, è semplice. Sei un nerd, puoi riuscirci. Niente panico, hai ancora due giorni per consegnare il progetto. Qualcosa di spettacolare, senza troppi cliché»

“E sto di nuovo parlando da solo”, pensò sbattendo la fronte contro il vetro della finestra. Forte.

Il muro di mattoni rossi del palazzo di fronte tagliava totalmente la visuale dei palazzi circostanti e delle strade piene di newyorkesi frenetici ma lasciava ben vedere il ponte di Brooklyn in lontananza e i battelli che attraversavano l’East River.

Jamie si concentrò e provò ad immaginare una versione più tecnologica del ponte, i grattacieli meno massicci e più slanciati verso l’alto, meno cemento e più vetro nelle facciate degli edifici. 

Aveva appena cominciato ad immaginare delle torri sospese nello spazio aereo soprastante quando improvvisamente uno strano crepitio risuonò tutto intorno e l’aria esplose dietro di lui in un lampo accecante che lo spedì a terra.

Quando le orecchie smisero di fischiargli, Jamie si tirò su giusto in tempo per vedere un ragazzo accasciarsi a terra intorno a un sacco di rottami metallici che fino a due secondi prima non c’erano.

Oh cavoli.

Jamie si avvicinò allo strano ragazzo che era appena comparso non dal nulla, perché la gente non compariva dal nulla. «Ehm, ti prego non essere morto?»

Il ragazzo –più o meno della sua età, capelli rossicci- che Jamie non era sicuro di aver mai visto a scuola, alzò un pollice in su. «Sto benissimo» disse finalmente aprendo gli occhi e fissarlo perplesso. «Come diamine ti sei conciato?»

Fu il turno di Jamie di essere perplesso. «Eh?»

Il ragazzo sbuffò, mettendosi seduto. «Sembri uscito dagli anni ’20 del duemila. Dove accidenti sei riuscito a trovarla una felpa? Pensavo fossero fuori produzione da almeno mezzo secolo. E cosa hai fatto alla stanza?» Il ragazzo – del club teatrale a giudicare dallo strano taglio degli abiti che indossava?- si alzò in piedi guardandosi in torno. «Sarò svenuto per neanche cinque minuti e tu la fai diventare…così. Cos’è una nuova funzione dell’IA? Hai hackerato il sistema? Come...?» chiese prima di affacciarsi ad una della finestre. «È Brooklyn quella?»

Jamie fece un masso indietro moolto lentamente. «Okay, amico. O hai sbattuto troppo forte la testa o sei davvero un attore fantastico, molto nel personaggio. Lo spettacolo di fine anno sarà un successo se continui così. Umh, tu saresti…?»

«Divertente, Mes» disse il tizio ridacchiando. «Davvero divertente. Adesso possiamo tornare alla realtà?»

«Amico, questa è la realtà. Sei fatto per caso?»

«Come riuscirei a farmi se non producono più droghe dal 2038?»

Ci fu un momento di silenzio in cui entrambi si guardarono negli occhi cercando di capire chi dei due fosse veramente serio. Poi Capelli Rossi sembrò arrivarci.

«Tu non sei Mes»

«Umh, no?»

«C-che anno è? In che anno siamo? E dove siamo?» chiese portandosi lentamente le mani tra i capelli.

«Amico, sei serio?» Jamie cominciava ad avere leggermente paura.

«Rispondi!»

«2017! New York 2017»

Il tizio lo fissò ad occhi sgranati. «Per tutti gli atomi, ho inventato il viaggio nel tempo». Si guardò intorno più stupito di prima ridacchiando in maniera leggermente isterica. «Ho inventato il viaggio nel tempo! Sto per diventare ricco! Beh, nel futuro più o meno. Anche se non so come tornarci dato che non ho effettivamente la più pallida idea di come sia arrivato qui e oh, tutto questo è fantastico…» 

Poi il suo sguardo si puntò su Jamie e il suo sorriso si allargò più di prima. «Piacere, Bart Cullen, inventore del viaggio nel tempo, oh cavolo se suona bene» disse porgendogli una mano.

Jamie esitò per un attimo prima di stringerla. «Jamie Raynes»

«Raynes? Per tutti gli atomi, sei il bis-nonno di Mes! Fatti abbracciare!»

«Cos-oh!» Jamie non ebbe il tempo di protestare che si ritrovò stretto in un abbraccio spezza ossa. «Okay, direi che può bastare»

Il tipo – Bart- lo lasciò andare. «Non ci posso credere. Sono un grande amico di tuo nipote. Beh, che devi ancora avere e oh cavoli, e se dicendotelo avessi appena causato un’anomalia temporale? Tu hai intenzione di avere figli, vero? Insomma, devi. Io ho bisogno di Mes, è tipo l’ottanta percento del mio buonsenso. Ehi, voi avete ancora quella chiamata Coca-Cola o hanno già smesso di-»

«Okay, okay, rallenta» Jamie alzò le mani per fermarlo. «Vuoi dirmi che vieni dal futuro?»

«Yup» Bart annuì entusiasta. «2118, ad essere precisi»

Momento di silenzio.

«Oh mio Dio»













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